Vanni Oddera, il poeta del trick

Posted on 30 January 2010 by Danilo P.

Foto di Ricky Monti

Ciao a tutti, mi chiamo Vanni Oddera e sono qui per raccontarvi un po’ della mia storia.

Vanni Oddera

Sono nato e cresciuto in un paesino arroccato sull’appennino ligure tra Genova e Savona, vicino a tutto ed allo stesso tempo lontano da qualunque cosa. Qui inverni da Grande Nord si alternano a primavere da sogno, ed estati afose ad autunni da New England.
I boschi che ci circondano sono immensi e maestosi, vallate di prati si alternano a foreste di pini, larici, castagni e mille altre specie di piante ed animali.
Sin da piccolissimo ho adorato sparire nei boschi per intere giornate, tanto che una volta, quando avevo otto anni , mi hanno ritrovato i carabinieri alle nove di sera che scorrazzavo per monti e per valli. Ovviamente la mia famiglia era spaventatissima, ma tutto è finito bene.
Il mio primo salto mortale l’ho fatto con la canna da pesca in mano.
Avevo nove anni e stavo andando a pescare con la canna da pesca di frassino che mi ero costruito da solo. Attraverso un bosco, un prato, un altro bosco e salto in mezzo ad una strada secondaria per attraversarla quando sento un urto tremendo sul mio fianco, volo in aria, passo sopra al tetto di una macchina e piombo sull’asfalto con un tonfo sordo.
Mi avevano investito.
Nessuna rottura, solo escoriazioni tagli ed un trauma cranico. Mi son fatto portare in ospedale con canna e cestello perchè non volevo abbandonarli.

Vanni Oddera

Di norma a pranzo eravamo minimo quindici, tra amici cazzoni di mio fratello con le Harley Davidson, operai di mio padre e amici vari.
La povera mamma ha imparato bene la lezione visto che ora ha un ristorante immerso nelle nostre vallate che quando è vuoto ci sono cento persone a mangiare e quando è pieno, beh, quando è pieno non si può nemmeno parcheggiare.

Nel tavolo in disparte, seduto con qualche amico dagli occhi arrossati forse per aver dormito poco stava mio fratello Luca, sempre mal vestito e sempre a cavallo di quel catenaccio di Harley nera che poi abbandonò più tardi come se nulla fosse stato.
Negli ultimi anni mio fratello ha esplorato l’Africa in lungo ed in largo con il suo Land Rover Defender. Ogni tanto mi racconta, ottantamila chilometri attraverso trenta stati, tre trans-africane complete, da Tangeri a Cape Town, da Algeri a Cape Aguilas, da Durban al Cairo, tutte passando per il Congo RDC, in mezzo alla guerra ed alle malattie per portare aiuti ad una sperduta missione di suore tra Congo Rwanda e Burundi. Pubblica libri di viaggio e fa foto e con il ricavato aiuta la missione.
Quando è in Italia guadagna i suoi soldi con una birreria che aprimmo assieme dieci anni fa e che credo tutt’ora sia il più bel locale del mondo, sempre pieno e sempre allegro.
In tutto questo trambusto cercavo uno spiraglio per volare sopra tutti, volevo la mia moto, con ruote tassellate per andare nei miei boschi, per spiccare il volo!!!!!

Vanni Oddera

All’età di sette anni inizio a chiedere la mia Grizly (era solo una mini moto), ma niente, non c’è verso, mia madre esordisce con questa frase: “IN QUESTA CASA NON ENTRERA’ MAI UNA MOTO!!!!!!!!!”
Così per otto anni di seguito sono andato a vedere il mio sogno perduto, nella stupenda pista da cross di Sassello, le vedevo passare, volare, sgommare e ogni volta era un brivido che mi tagliava in due il cuore!!!!!!!! Mamma mia che belle le moto da cross!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Cosi all’età di 15 anni, mi sono impuntato e per dieci giorni ho smesso di andare a scuola, tra punizioni e sberle non mi muovevo più di casa, stavo facendo lo sciopero per la mia motoretta: o mi comprate la moto o divento un vegetale!!!!!
Poi il mio nonnino è arrivato in casa con una stupenda CRE 50 cc, dio mio a ricordare questo momento mi emoziono ancora adesso.
Da quel momento ho passato un anno nei boschi, in mezzo alla natura, al fango, alla neve, solo io e lei. Alla fine dell’inverno la mia motoretta era consumata, distrutta, da buttare via e cosi per tre anni sono rimasto a piedi, neanche mille lire per un altra moto. Al mio diploma scatta il 125 cc Honda, ma neanche dopo un mese il motore esplode e per un altro anno fermo. Poi ho deciso di lavorare come cameriere e mi sono comprato un bel 125 cc cre nuovo di pacca e per un anno Enduro a manetta con tanto di gare regionali!!!!!!!

Vanni Oddera

Nel 2002 una radice nel bosco mi ha girato il piede frantumandomi tibia e perone, una bruttissima frattura che mi ha legato ad una maledetta sedia a rotelle per tre mesi. Mesi in cui mi sono appassionato al freestyle motocross, per giorni guardavo i rallenty dei trick, fotogramma per fotogramma, ero ad un passo dal mio vero sogno, l’FMX!!!!!!!!
Finalmente nel 2003 Paolo Grana mi fa provare la mia prima rampa, una sorta di tavola di ferro in mezzo ad un bosco posizionata a 15 metri da una discesa, di qui amore amore e amore per il volo!!!!!!!!

Dopo tre mesi di salti con Paolo ero capace a chiudere un pò di trick, ma con la morte di mio nonno ho lasciato la moto per un altro anno, ero impazzito dal dolore. Ho reagito come uno stupido, ho preso una mini cooper e nei weekend andavo a fare il fighetto in città, non ero più io! Finalmente a fine anno ricevo una telefonata di Jader Toninello che mi dice di ricominciare e non mollare, cavolo Jader che mi chiama….. era uno dei miei miti, insieme a Bianconcini, Monti ed Alvaro, così in quattro e quattrotto ricomincio e di lì a pochi mesi la Daboot mi accoglie sotto le sue ali. Da quel momento non ho mai più lasciato il Freestyle Motocross.
Vanni Oddera Grazie, grazie davvero a tutte le persone straordinarie che mi hanno circondato!!!!!!! Ancora un pò della mia vita.
Ma quando torno a casa mi godo ogni singolo momento, tra sbronze al Beer Room con gli amici di sempre, scorribande nei boschi con le Pit Bike, salti nei fiumi con le biciclette infuocate e pesca nei torrenti.
Mi sono comprato un’ enorme e vecchia cascina con dieci ettari di terreno, prati e boschi di querce, qui mio fratello mi stà ristrutturando la casa ed io stò costruendo il mio Park personale in mezzo al paradiso terrestre, rampe ed atterraggi, passerelle da North Shore per le bici, piste per le Pit Bike ecc ecc.

Vanni Oddera

In giro per il mondo tra Show e Party affollatissimi, magari a fare da stuntman nei film di Rocco Siffredi, nella sua reggia di Budapest, dove mentre si salta si interagisce pure sul set, oppure ospite con la moto in enormi discoteche da tremila posti. Ma quando torno ho bisogno di solitudine, intimità e calore umano e qui trovo tutto e so che lo troverò per sempre.

La cosa che mi rilassa di più?
Lavorare il legno grezzo di castagno, costruirmici il letto in cui dormo e qualche mobile, lavorare questo legno, antico, forte, onesto e saggio, che cresce senza chiedere niente e da tanto, tantissimo, ti riscalda le ossa e l’anima, un legno che mi ricorda così tanto mio nonno che non potrei starne lontano nemmeno se lo volessi.
Buon viaggio a tutti quanti e sopratutto a nonno Giovanni che è sempre stato quello che che è andato più lontano e che continua a farlo.

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