Come ti sei avvicinato a questo sport? Mio padre era un tiratore a livello amatoriale di pistola e così un giorno mi ha portato a provare. All’inizio anch’io ho cominciato con la pistola, ma quando per curiosità ho provato a sparare un colpo con la carabina è stato subito colpo di fulmine.

Uno sport insolito per un giovane… Purtroppo è uno sport poco conosciuto; regna molta ignoranza intorno al tiro in generale: molta gente non capisce che l’arma per noi è un attrezzo sportivo e niente di più; non siamo certo pericolosi guerrafondai… A livello agonistico è uno sport che ti fa conoscere te stesso, che ti insegna ad affrontare le proprie paure e a dominare le emozioni; tutto questo è stato per me un elemento di crescita durante la mia adolescenza ed è per questo che lo consiglierei proprio ai giovani.

Cosa provi nel momento in cui sta per tirare? Beh… Dipende… In allenamento è la pure ricerca della perfezione, nei gesti, nelle sensazioni… Una sorta quasi di meditazione. In gara invece viene il bello: a volte un vortice di emozioni e pensieri senza controllo; un modo per sentirsi “vivo”.
A che età hai iniziato a praticarlo? Ho iniziato nel 2000 nel piccolo poligono di Bibbiena, avevo 13 anni.

Una carriera intensa, eppure sei giovane… Ci sono stati momenti difficili e grandi soddisfazioni… Questo sport mi ha dato sicuramente tanto. Ma è vero, sono ancora giovane: il bello deve ancora venire…
La tua vita oltre la carriera sportiva? Ora come ora sono abbastanza indaffarato: attraverso il tiro ho ottenuto una borsa di studio per studiare in College negli Stati (West Virginia), finirò qua i miei studi di Ingegneria che già avevo iniziato a Firenze; è decisamente una bella avventura.
Le difficoltà maggiori che hai dovuto affrontare? Non è stato facile conciliare lo studio con i miei numerosi impegni sportivi; tra la scuola e il tiro non mi rimaneva tempo quasi per nient’altro. Da qui è nata anche la mia decisione di andare a studiare negli Usa: è il miglior modo per portare avanti l’una e l’altra cosa.

I tuoi traguardi più importanti? Traguardi da raggiungere? Sicuramente una medaglia ai Giochi Olimpici è il coronamento di qualsiasi carriera sportiva; è da quell’ultimo colpo di Pechino che penso a Londra… (Niccolò fu fuori dalla finale olimpica l’anno scorso perchè sbagliò l’ultimo colpo… ndr)
Nella preparazione conta maggiormente la testa o la mano ferma? Quando ti stai giocando una medaglia importante e il cuore va all’impazzata altro che mano ferma… è fisicamente impossibile… Ma con il giusto approccio mentale si riesce a gestire qualsiasi situazione. E’ tutto un gioco di testa: la differenza tra uno molto bravo e un campione sta tutta lì.
Progetti per il futuro? Davanti a me ho due anni negli Stati Uniti che saranno sicuramente impegnativi; per quanto riguarda il tiro punto molto a migliorare la carabina 3 posizioni e portarla allo stesso livello dell’aria compressa dove ormai ho una certa dimestichezza. E’ bene avere più specialità possibili per tentare l’assalto alla Carta Olimpica.
Ci sveli un tuo segreto? Ascoltare Masini prima della gara…. Oh, sembra strano ma funziona!







