di Giovanni Vaccaro

Nel 1992 una ragazzina di dodici anni faceva il suo esordio sottorete a Massa Carrara, guardava le compagne giocare e sognava di mettere dentro la schiacciata vincente in una grande competizione. Al mattino Francesca Piccinini andava a scuola, a far impazzire le suore che le dovevano correre dietro per tenerla quieta, al pomeriggio guardava in tv Mila e Shiro, il cartone animato (giapponese) dei due cuori nella pallavolo, e poi macinava ore e ore in allenamento sognando di giocare su un parquet di prestigio, di vincere una coppa importante. Di vestire la maglia azzurra della Nazionale.
Oggi quella ragazzina ha ventisette anni, in cassaforte tre scudetti con la Foppapedretti Bergamo, 329 presenze in Nazionale, una medaglia d’oro vinta nel Mondiale 2002, tre supercoppe, una Coppa Cev, due Coppe dei Campioni, due Giochi del Mediterraneo e una Coppa delle Coppe. Ed è arrivata a sfiorare un bis storico nel Campionato del mondo in Giappone. Il sogno si è infranto in semifinale contro il muro della Russia (che nella finalissima ha superato anche il Brasile), ma nei giorni precedenti le azzurre avevano regalato a tifosi e telespettatori una spettacolare cavalcata: “Giocare un Mondiale – spiega la “Picci” – resta una delle avventure più coinvolgenti che un’atleta possa vivere. Peccato per l’epilogo, la sconfitta con la Russia è stata una brutta batosta. Ma non ci fermiamo: ci rimetteremo subito al lavoro per preparare le Olimpiadi”.
Anche grazie al filotto di schiacciate in mondovisione, con cui l’Italia ha spazzato via le avversarie nei gironi, il grande pubblico televisivo ha conosciuto più da vicino e si è innamorato della ragazza vista sulle copertine dei settimanali, famosa per il calendario realizzato per la rivista Men’s Health, per il fidanzamento (ma oggi ha voltato pagina) con il dj Ringo e persino per aver scritto un libro.
“Il mio lavoro, però, è giocare a pallavolo – spiega Francesca Piccinini – Ho fatto delle sfilate, è vero, ma per provare e divertirmi una volta. Lascio volentieri le passerelle alle professioniste. Quando gioco o faccio allenamento ci sono solo la pallavolo e la squadra, non voglio sentire altro. Giocando sempre mi è capitato anche di chiudermi delle porte, ma nel tempo libero mi piace fare qualcosa di diverso”.
Personaggio pubblico, cercata dalle telecamere e dagli obiettivi dei fotografi. Eppure anche Francesca Piccinini ha una vita privata: “Sì, ma ne sono molto gelosa. Sono molto “casalinga”, mi piace cucinare, stare con i miei amici e, appena posso, con i miei genitori. Non amo la vita mondana, preferisco una cenetta e chiacchierare con le persone che mi sono più vicine”. Di fidanzamenti non si parla. Come a tutti i personaggi conosciuti, anche a lei vengono attribuiti fidanzati diversi, ma ciò che vive nel suo cuore è un segreto custodito in cassaforte.
E allora si torna a parlare di pallavolo. L’avventura nella rassegna iridata in Giappone, per difendere il titolo ottenuto contro i pronostici a Berlino nel 2002, era cominciata con un terremoto alla vigilia, che ha obbligato alle dimissioni il ct Marco Bonitta. A poco più di un mese dalla partenza la squadra in blocco aveva mandato un ultimatum alla Federvolley: in questo clima non si può più lavorare, se resta Bonitta rinunciamo noi. Un aut aut con cui le azzurre avevano mostrato una grinta che ha lasciato a bocca aperta anche i giocatori della Nazionale maschile, anche loro ai ferri corti con il ct Gianpaolo Montali: “Quelle sì che hanno carattere, altro che noi”, si è lasciato sfuggire un giocatore.

Sono forse due i momenti più cupi, pallavolisticamente parlando, per Francesca Piccinini. Nell’estate 2005 Bonitta le disse che non l’avrebbe convocata per l’Europeo. Lei si lasciò sfuggire una lacrima riservata, asciugata dall’affetto di famiglia e amici, e decise che avrebbe riconquistato la maglia azzurra con l’unico sistema che conosceva: lavorando duro in palestra. Il secondo episodio risale al lunghissimo ritiro estivo di quest’anno: la “Picci” era arrivata, stavolta lei, anche ad un passo dal dire basta. È il papà a raccontarlo: “Aveva già le valigie pronte nel corridoio dell’albergo. La tensione tra le ragazze era alle stelle per la frattura che ormai si era creata con Bonitta”. Ma la crisi riguardava tutta la squadra. Lei capì, si fermò sulla porta e tornò in palestra.
Sulla panchina azzurra è arrivato Massimo Barbolini, allenatore del Perugia fresco vincitore della Champions League. “Con quel terremoto – spiega Francesca Piccinini – ci siamo trovate ancora più unite, una vera squadra capace di lottare compatta per un obiettivo. Non avevamo altra possibilità, se non quella di lavorare al massimo, raggiungere il 110% delle nostre possibilità”. E dopo la sconfitta nell’esordio con la Serbia, le azzurre sono tornate in campo con la timidezza di un caterpillar, “asfaltando” le temibili cubane, le padrone di casa del Giappone, la sorpresa Taiwan, e conquistando un posto in semifinale con la perdita di un solo set in otto partite.
Una cavalcata seguita di notte (per via del fuso orario) da migliaia di telespettatori. E le telecamere erano sempre puntate sul sorriso solare di Francesca Piccinini.

Un’atleta che sa coniugare quel tocco di femminilità intrigante con i piccoli aneddoti di quando era bambina: “Da piccola ero scalmanata – racconta -, andavo all’asilo mattino e pomeriggio, ma la scuola mi stava stretta. Mi sfogavo facendo impazzire le suore, tirando loro la gonna. Però c’erano i cartoni animati della pallavolo e sognavo di diventarne protagonista”.
Così a 14 anni ha debuttato a Carrara in serie A: “E nella borraccia, anziché il Gatorade, mettevo il vino dolce che faceva mio papà”. La squadra, pur non strappando vittorie da urlo, era comunque allegrotta. Con allegria Francesca ha iniziato a viaggiare per l’Italia: “Mentre le mie amiche uscivano con il fidanzatino, io abitavo lontano dai miei genitori, andavo ad allenamento e al sabato sera ero in ritiro. Una scelta che ha richiesto sacrifici, ma che mi ha dato anche grandi soddisfazioni. In fondo faccio quello che più mi piace, gioco a pallavolo. Penso che ci sono persone che ogni giorno devono stare otto ore chiuse in un ufficio”. In fondo la vita è come un treno da prendere al volo, e lei se ne è resa conto a 18 anni, quando le arrivò la chiamata dal Brasile, per andare a giocare nel Rexona Curitiba: “Un’esperienza straordinaria, anche se la famiglia era lontana. Mi sono detta che c’era un treno da prendere, magari non sarebbe mai più passato. E allora sono partita”.

L’aveva scritto un anno e mezzo fa: “Spero di avere ancora la possibilità di partecipare a un’altra Olimpiade e magari stavolta di meritarmi di vincerla, questa benedetta medaglia”. Già, perché Francesca Piccinini non è soltanto una giocatrice di gran classe. Se davanti alle telecamere le parole escono come frenate, ha scoperto di avere una classe innata davanti a un foglio di carta e con una penna in mano. Abbastanza da scrivere un libro, andato a ruba tra migliaia di ragazzine, in cui è riuscita a raccontare in sincerità quello che prova una ragazza catapultata sotto i riflettori, quello che prova una campionessa del mondo quando ripensa ai giorni in cui, da bambina, guardava i cartoni animati sulla pallavolo. E sognava. Così è nato il libro “La melagrana” (Insigna Editore): «È un po’ come me – spiega Francesca Piccinini – La melagrana è un frutto particolare, un po’ dolce e un po’ aspro. Per mangiarla ci vuole molta pazienza». Pagine leggere e curiose, in cui a raccontarsi è una campionessa dal sorriso sincero, una ragazza consapevole della sua fortuna e delle sue qualità, che ha vinto scudetti ed è salita sul tetto del mondo, campeggiando inoltre sulle copertine delle riviste patinate. È la parte dolce del frutto. Poi c’è quella punta di aspro, assaggiata due anni fa vedendo sfumare uno scudetto che quasi tutti davano per scontato e, poco dopo, quando era stata esclusa dalla rosa per l’Europeo. Ha saputo mandare giù anche la parte amara del frutto, anche sfogandosi con le parole scritte.










June 6th, 2010 at 8:11 pm
Ciao
Grazie dell’informazione
Luca
Giochi per Ragazze