Racconto di Mirco Robaldo
Foto di Mirco Robaldo, Matteo Mordeglia, Courtesy Avalco Travel
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Non sono proprio le condizioni più sicure per salire un 7000 queste…. Io torno indietro.
Faccio molta fatica ma devo ammettere che Filippo ha perfettamente ragione. Siamo a quota 6500 metri in mezzo a una tormenta di neve e vento che ci ha sorpreso all’improvviso mentre stavamo cercando di raggiungere i nostri compagni Matteo e Stephan ai 6800 metri del campo 3. Solo 10 minuti fa scorgevamo le sagome scure delle loro tende nella neve 300 metri più in alto; ora la visibilità è quasi nulla e a fatica con il cappuccio tirato su per ripararsi dalle gelide folate di vento che ci sferzano la faccia riusciamo a distinguere la traccia di salita appena segnata. Il nostro tentativo di salita al Muztaghata purtroppo termina qui.
![cammello[1]](http://www.m4s.it/wp-content/uploads/2010/01/cammello1.jpg)
La spedizione per me e il mio compagno Matteo era partita ufficialmente a gennaio scorso. Avevamo iniziato ad allenarci con costanza e a contattare le agenzie locali per l’organizzazione della logistica, dei trasporti, dei voli e di tutto quanto il resto. La conoscenza di Filippo Gamba, titolare del tour operator specializzato in sport outdoor Avalco Travel, nonchè alpinista e scialpinista di ottimo livello, aveva aperto nuovi scenari. Gli allenamenti erano proseguiti con una costanza quasi maniacale. Seguendo i consigli di Marco Galliano, reduce dalla prima discesa italiana in snowboard dalla cima 2 anni prima, nei week-end continuavamo ad aumentare i dislivelli di salita e lunghezza dei percorsi cercando di abituare corpo e mente a situazioni di stress psicofisico al limite. La ricerca di attrezzatura tecnica tramite qualche sponsor era stata altrettanto impegnativa e grazie al patrocinio mediatico di MadeForSport e alla nostra posizione di istruttori sezionali di snowboardalpinismo del Cai di Savona ero riuscito a trovare un pool di aziende tecniche interessate a supportarci.
Fra allenamenti, gite e preoccupazioni verie eravamo arrivati al 26 Luglio, data di partenza della spedizione. Fin dal primo incontro a Bishkek il gruppo creato da Filippo si era rivelato perfetto: 4 istruttori o ex istruttori Cai di sci e snowboardalpinismo, io, Matteo, Stephan e Filippo e 2 istruttori di montagna dell’esercito transalpino, Vincent e Philippe.
I pimi giorni di acclimatamento al campo base si rivelarono particolarmente difficoltosi. Per i primi 5 giorni, subii più degli altri gli effetti del mal di montagna. Soprattutto di notte avvertivo continui mal di testa, sentivo il cuore battere all’impazzata e ogni tanto, quando riuscivo ad assopirmi, il respiro mi si arrestava facendomi svegliare di soprassalto e in iperventilazione. Il risultato era che avevo passato la maggior parte delle notti insonne dormendo meno del necessario e durante i continui sali e scendi per portare il materiale dal campo base al campo 1 la stanchezza si faceva sentire.
Dopo una giornata di riposo, decisi di raggiungre il resto del gruppo ai 5300 metri del campo 1, proseguendo nei giorni seguenti con il trasporto del materiale verso il campo due, 1800 metri più in alto. Si trattava della zona più crepacciata del percorso, che obbligava a passare sotto un esteso seracco pensile posto proprio sopra la via di salita. La salita al campo 2, tuttavia, si rivelava più difficoltosa del previsto e, anche a causa della rottura di un rampone e di un bastoncino telescopico, giunsi al campo completamente esausto. Dopo un ulteriore giornata di riposo, io e Filippo decidemmo di proseguire per i 6800 metri del campo 3. Durante la notte, però, nevicate abbondanti ci inchiodarono ai campi 2 e 3 buttando all’aria i nostri piani di dare l’assalto alla vetta. In mancanza di visibilità e di traccia non cí era possibilità di salire ulteriormente senza prendere rischi significativi. Tutte le altre spedizioni erano scese al campo base, e quindi non potevamo contare su altri compagni per poter battere la traccia: 40-50 cm di neve polverosa a quelle quote e con zaini pesanti sulla schiena rappresentavano una gran brutta situazione.

Ed eccoci arrivati così all’ultimo giorno. Una partenza con calma e sotto un bel sole sperando di coprire i 600 metri che ci separavano dal campo 3 entro il tardo pomeriggio. A metà strada, a quota 6500 metri, la tormenta improvvisa e la decisione di desistere. Purtroppo è andata così e ormai non ci si può fare più nulla se non disallestire il campo 2, raggiungere il campo 1 e da lì il campo base; la spedizione è finita.
![matte[1]](http://www.m4s.it/wp-content/uploads/2010/01/matte1.jpg)
Un po di fortuna in più ci avrebbe permesso di arrivare in cima. Ma dopotutto, mentre prima della partenza il solo obbiettivo importante era raggiungere la vetta, oggi posso dire che l’esperienza vissuta, sconfitta inclusa, mi ha regalato ugualmente tantissimo. Confrontarsi con i propri limiti e debolezze, imparare a considerarle e a rispettarle accettando anche il fallimento sono tutte cose che alla partenza non consideravo e che oggi, a posteriori, potrebbero rappresentare l’arma vincente per la prossima volta.
Un giorno torneremo…. C’è un duro lavoro da finire quaggiù!
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